negra
rincorre la luna
che la orla di
argento,
io non so
chi l'avrà vinta
E' un lucivoro ammasso
di piombo
leggero come
un uccello
e lesto,
come il vento
Mi ferisce
coi suoi bordi
abbacinanti,
mi supera
con moto lento
Gocciole,
gli occhi gelano
battuti
nel tempo
da freddi fuochi
e fari di ghiaccio
La lunga rotta
muta immota,
segna
un vacuo spazio,
non esiste
Eterno
grumo di passaggio
di un Dio tormento,
solchi ibernato
i cieli irati
e lande oceaniche
rumoreggianti
Lo vedo
il viso vulnerato
coprire
il senso immenso,
celare lo sguardo
sterile
non visto
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